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mercoledì 12 dicembre 2012

Piccola storia dell'olivo! L'Impero Romano

I Romani conoscevano varie qualità di olio, che impiegavano nell'alimentazione, nella cosmesi, nella medicina e nell'illuminazionel'olivicoltura era molto diffusa. Per spremere le olive si usavano contenitori di pietra, in cui le olive venivano pestate con mazze, bastoni o altri utensili.
C'erano i "negotiatores oleari", che erano gli unici a poter commerciare l'olio in una specie di borsa, chiamata "arca olearia".


Olivo Toscano Contemporaneo
Vediamo le 5 categorie in cui l'olio veniva diviso a seconda della qualità della drupa (in ordine decrescente) dagli scrittori del tempo: 




  • "Ex albis ulivis" (da ulivi bianchi) ovvero da olive verde chiaro
  • "Viride" (verde) ovvero da frutti che stanno annerendosi
  • "Maturum" ( maturo), da drupe mature
  • "Cadūcum" (caduto) prodotto raccogliendo le olive da terra
  • "cibārius" (commestibile) ottenuto da olive bacate di pessima qualità e destinato agli schiavi. 
Anche allora esistevano le contraffazioni (miscelando prodotti importati)! 
L'olio diventava rancido rapidamente, visto che non si prendevano particolari precauzioni per conservarlo, allora c'erano due soluzioni:
Salarlo o spremere le olive secondo il bisogno, e per questo si raccoglievano le olive verdi e si conservavano sott’olio(!). 
In epoca Imperiale le olive erano sempre in tavola, anche in occazione di cene importanti. Si gustavano sia all’inizio, come nei nostri aperitivi, che alla fine del pasto.
Erano conservate in salamoia, venivano scolate poco prima dell'uso, tritandole con aromi e miele. Le olive bianche erano anche marinate in aceto, così da essere pronte al consumo. 
Con le olive migliori si facevano conserve che duravano tutto l’anno ed erano un ottimo companatico. Ancora, si mettevano le olive sotto sale con lentisco e con semi di finocchio selvatico. 
Anche se allora forse non c'era la definizione di olio extra vergine di oliva, l'olio buono era costoso. Plinio considerava il cavolo un piatto costoso visto che doveva essere condito con l'olio. Anche Virgilio, in una sua ricetta, consiglia di usare Tanto aglio, tanto aceto e solo "poche gocce di olio".

L'olio era così centrale nella vita quotidiana dell'epoca che Giulio Cesare ne riscuoteva come tributo annuale. Fra i pochi dispensati dal servizio militare c'era chi piantava almeno uno iugero (circa 2.500 metri quadri) di olivi. 
Con l'arrivo dei primi sintomi che avrebbero portato al collasso dell'Impero Romano, anche questo settore ne soffri, le coltivazioni furono abbandonate, le pressioni fiscali diventarono insostenibili e la produzione diminuì così tanto che si dovette iniziare a importare dalla Spagna e dal'Africa per i consumi interni. 
Con la caduta dellIimpero Romano e le invasioni dei barbari, non solo si interruppero i contatti commerciali ma introdussero anche nuove abitudini quotidiane.

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